Venerdì 15 giugno al Teatro alla Corte di Giarola di Collecchio, primo spettacolo della rassegna Fermenti. Forme di vita teatrali.
TFC-Teatro Furio Camillo/Associazione Godot
COMPRAMI
di Valentina Scocca
con Nicola Borghesi e Sabrina Bambi
“Comprami” si ispira a una vicenda reale: l’omicidio di Pier Paolo Pasolini, ovvero il caso Pino Pelosi. La vicenda della morte di Pasolini è una suggestione, il punto di partenza.
Dopo aver scontato la condanna per l’omicidio di Pasolini, Pelosi inizia a vendere a pezzi la verità su quella tragica notte, in fondo per lui è una “marchetta” come un’altra: la mai confessata verità sulla morte di Pasolini è un bancomat dal quale attingere soldi per rivelare mai compiutamente e in chissà quante e tali forme diverse, qualche inedito, incompiuto particolare. Per Pelosi questa verità è una merce, e come tale va venduta a caro prezzo e va modificata a seconda dell’acquirente. Pelosi di fatto vende la sua vita, e la vende a pezzi, al punto che le sue affermazioni sono spesso contraddittorie, tutto diventa il contrario di tutto, ma si sa che nel commercio ciò che conta è la soddisfazione del cliente.
“Comprami” è un viaggio alla ricerca di una verità che non vale più perché troppo svenduta e riscritta, una verità che finisce per assumere i toni di una perenne menzogna e che travolge tutto, una bugia attraverso la quale per esclusione e per osmosi si delineano però la vita e la morte di uno dei più grandi poeti della storia. Valgono di più i non detti, i silenzi, le falsità che trasudano di vero,i dubbi e le esitazioni di fronte a questa verità scomoda che nessuno vuole più e che forse non vale nemmeno più tanto.
È un’indagine, un viaggio dentro alla crudità di una società contemporanea dove tutto ruota intorno al “Dio” denaro, dove tutti e tutto possono diventare merce e come tali poi sono trattati, non c’è spazio per l’etica o per il pensiero, il tempo è denaro, tutto si brucia subito e siamo già alla ricerca di qualcosa di nuovo, di diverso, di un’altra merce da vendere e da comprare.
A SEGUIRE
Maniaci d’Amore
IL NOSTRO AMORE SCHIFO
di e con Luciana Maniaci e Francesco D’Amore
regia Roberto Tarasco
produzione Nidodiragno
“Il nostro amore schifo” è un composto di comicità, cinismo e puro surrealismo, un'indagine semiseria sul sentimento intricato della gioventù, sezionato e fatto a pezzi da due figli del nostro tempo, ingenui e al tempo stesso spietati.
È una storia di non-amore durata decenni e condensata nel giro di un'ora, tra apici sublimi e biechi deragliamenti, nel tentativo di comporre la guida illustrata della prima esperienza sentimentale, letta come tragicomico rito di passaggio che tocca a tutti, prima di consacrarsi alla tiepidezza dell'età adulta.
Uno spettacolo capace di esprimere uno humor acuto e sottile, freschissimo e surreale che evoca Troisi, ma ricorda anche l'ironico dualismo Vianello-Mondaini e non prescinde dalla lezione di Petrolini.
I due protagonisti di questa piece potrebbero essere Werther e Carlotta. In realtà due figure vuote e rivestite. Lui è il suo sguardo truce e la tentazione di fare del proprio dolore una bandiera, lei è le sue feste di compleanno, i suoi sorrisi che chiedono scusa, e il desiderio di essere speciale, pur non essendo molto dotata.
Si incontrano e decidono che è amore. Werther prima la inizia alle sottili autoviolenze del cuore, poi le spiega che lei è la cosa più bella del mondo. Carlotta fa l'errore di ascoltarlo e così finisce per consegnargli i polsi per essere legata e ridotta finalmente al silenzio…
Lo spettacolo ha la sua forza nel testo, in questo gioco di compiere una carrellata velocissima su una storia lunga, loquace e piena di alti e bassi.
Ogni scena è un'istantanea della loro parabola esistenziale in una sorta di racconto tra i decenni che alterna una serie di istantanee surreali, ironiche e feroci: il primo incontro, la crisi dei sette anni, il pranzo dai genitori di lei, un funerale inaspettato, l'ombra di un tradimento, il matrimonio...
Lo strumento che caratterizza questi fermo-immagine è proprio la comicità messa in atto attraverso il lento svelarsi di quell'ironia atroce che è nascosta sotto ogni storia d’amore troppo chiassosa e movimentata per essere autentica.