In occasione del duecentesimo anniversario della morte di Giuseppe Baldrighi (1722 - 1803), Parma non dimentica questa ricorrenza offrendo una mostra dedicata all'artista originario di Stradella di Pavia ma strettamente legato alla nostra città in quanto pittore di corte di Don Filippo.
Artista di grande pregio di formazione napoletana, il cui ruolo importante era già emerso in occasione della mostra "L'arte a Parma dai Farnese ai Borbone", contribuisce a diffondere nella nostra città la cultura internazionale assimilata durante il soggiorno parigino.
L'interesse di questa mostra consiste nello sforzo speso dagli organizzatori nella raccolta delle opere dell'artista disperse, dopo vari passaggi di proprietà, sul mercato antiquario.
Dal 1756 Giuseppe Baldrighi (Stradella, Pavia 1722 - Parma 1803) intrecciò la propria attività con le vicende e i personaggi che animarono da protagonisti la storia parmense e contribuì a diffondere nella "petite capitale" la cultura internazionale che il soggiorno parigino e prima ancora la formazione napoletana gli avevano permesso di meditare e assimilare.
Dai dipinti di Baldrighi, già apprezzati in diversi documenti manoscritti del pittore e biografo parmigiano Giuseppe Bertoluzzi (1771-1828) emerge una particolare passione per i felini ritratti a grandezza naturale da cui emerge una resa fisionomica ed espressiva di grande impatto.
Risalirebbe al periodo (1752-1756) di formazione compiuto nella capitale francese a spese della corte di Parma l’idea, se non anche l’esecuzione, di tele a soggetto animale, riflesso dell’interesse illuministico non solo antropocentrico di Baldrighi.
La serie risulta composta da quattro pezzi: una testa di leone, una testa di tigre e un lupo, qui esposti, e un’aquila, purtroppo non rintracciata sul mercato collezionistico locale.
A queste opere si è affiancato un inedito studio di otto cavalli e una sanguigna raffigurante un cavallo, probabilmente ascrivibile all’artista al quale riconduce anche una scritta ad inchiostro sul verso della carta.